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Dimitris Kozaridis aveva 53 anni ed era un muratore disoccupato con due figlie e una moglie a carico. È morto mentre, insieme ai suoi compagni del servizio d’ordine, stava difendendo il Parlamento dai tentativi di sfondamento di un gruppo di persone armate di pali e maschere antigas durante la manifestazione dello scorso 20 ottobre che ad Atene ha portato decine di migliaia di persone in piazza per protestare contro le misure del governo per affrontare la crisi economica. Le fonti mediche affermano che non sia deceduto perché colpito durante gli scontri, ma probabilmente per un infarto dovuto ai gas lacrimogeni sparati dalle forze dell’ordine.

Al di là delle cause specifiche, i veri responsabili della morte di questa persona non sono certo le forze dell’ordine. Perché Dimitris è sceso in piazza? Perché è stato costretto a dover difendere, a spese della propria vita, la natura nonviolenta della manifestazione a cui stava partecipando?
Il governo greco, pur di apparire affidabile allo sguardo della troika costituita da UE, FMI e BCE e ottenere così 8 miliardi di aiuti, ha disposto un taglio del 20% a stipendi e pensioni e la mobilità per 30mila lavoratori a cui sarà garantito solo il 60% dello stipendio e solo per un anno. Queste sono soltanto le ultime misure vagliate a cui ne seguiranno sicuramente altre, fatte di selvagge privatizzazioni e ulteriori tagli al fine di far quadrare i conti ancora per qualche anno.
Dimitris è morto a causa di una violenza che non si esprime solo nelle piazze a cura di gruppi assolutamente minoritari rispetto alla protesta nonviolenta dalla grande maggioranza dei cittadini. La violenza che ha realmente ucciso quell’uomo è quella messa in opera da un governo corrotto, appoggiato da una maggioranza parlamentare insensibile alle richieste di un popolo che non rappresenta. In sintesi è la casta politica che si è venduta agli interessi del capitale e della finanza internazionale ad aver ucciso Dimitris Kozaridis.
Stanno vendendo la Grecia ma, evidentemente, non il popolo greco, il quale sta alzando la voce e che, come sta accadendo ormai in tanti altri paesi del mondo, vuole scalciare la casta politica che non merita più la sua fiducia.
Proprio Dimitris avrebbe meritato di sedere in quel Parlamento che stava difendendo, non certo la grande maggioranza di coloro che oggi vi siedono. Ma la lotta nonviolenta avanza, anche se tra mille difficoltà e ostacoli, e ormai è diventata di dimensioni internazionali.
E siamo solo all’inizio. Appoggiamo e partecipiamo sempre più numerosi affinché la nostra voce sia sempre più forte. Una voce fatta da centinaia, migliaia, milioni di voci. Anche quella di Dimitris.

 

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