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È molto improbabile che qualcuno dei partecipanti al G20 si sia chiesto come devono essersi sentiti i cittadini greci quando il loro premier, ora dimissionario, Papandreou, ha cambiato idea e ha annullato la decisione di sottoporre le misure economiche elaborate dal governo alla loro valutazione diretta tramite un referendum.
La democrazia formale che domina in Europa sta diventando sempre più incompatibile con la democrazia reale. La democrazia formale può sicuramente sopportare che i cittadini scendano in piazza per contestare le politiche governative. Lo può sopportare persino quando le persone che protestano sono milioni: d’altronde, nei casi in cui la protesta potrebbe minacciare di mettere in pericolo lo status quo, si può sempre fare in modo che i riflettori dei mass media siano puntati esclusivamente su quei pochi violenti ai quali viene permesso di rovinare manifestazioni assolutamente nonviolente.

Ebbene, la democrazia formale può sopportare tutto questo, ma certo non può sopportare che un popolo possa esprimersi direttamente sulle politiche economiche decise da quel criminale connubio tra politica e finanza che ha creato e alimentato l’attuale crisi mondiale, in nome della quale vengono elaborate le suddette politiche economiche.
Per i cinici politici che padroneggiano nell’Unione Europea non deve essere difficile essere sordi alla voce della piazza. Molto più difficile sarebbe non tener conto del risultato di un referendum. 
Questo è successo nell’ultimo vertice G20. Anche se Papandreou non avesse mai avuto la reale intenzione di indire un referendum, il significato di ciò che è successo non cambia. Le misure economiche che i governi di paesi come la Grecia, l’Italia o la Spagna stanno mettendo in campo, avranno delle conseguenze pesantissime sulla stragrande maggioranza dei cittadini e senza alcuna garanzia in termini di efficacia. Anzi, molto probabilmente rappresenteranno solo un terribile attacco a ciò che rimane dello stato sociale e dei diritti fondamentali sanciti dalle costituzioni di questi paesi.
La proposta di sottoporre le misure economiche ad un referendum popolare è stata considerata, né più né meno, come un atto di incoscienza. Ma se permettere al popolo di decidere direttamente sulla politica economica è considerato un atto di incoscienza, come dobbiamo considerare, allora, l’incredibile distrazione dimostrata dalle istituzioni europee nel non vedere che l’economia greca stava dando segni di sofferenza già da vari anni e nell’aver permesso l’azione speculatoria di banche d’affari proprio sulle economie sofferenti della Grecia e di tanti altri paesi? Un’incoscienza assolutamente colpevole perché in molti casi non si è trattata di semplice distrazione, ma di vero e proprio incoraggiamento della speculazione finanziaria.
Che cosa ci si poteva aspettare da simili incoscienti, se non il ritenere un atto d’incoscienza l’unica cosa veramente coerente che un paese stava per fare? Non solo il popolo greco dovrebbe avere la possibilità di decidere tramite un referendum. Tutti i cittadini europei dovrebbero avere questo diritto. Si dovrebbe istituire un referendum europeo oppure, in alternativa, in ogni stato europeo si dovrebbero svolgere referendum popolari prima che le manovre economiche elaborate dai rispettivi governi vengano approvate. 
Non abbiamo bisogno di governanti che hanno paura della democrazia, perché la crisi attuale, prima di essere economica, è una crisi della politica, per superare la quale è necessario che tali governanti, rappresentanti di una democrazia formale sempre più inadeguata, si facciano da parte. 


 

 

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