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Il “no” che ha vinto in Francia e in Olanda non è stato un no all’unione dei popoli europei, ma una ribellione al neoliberismo, al militarismo e alla cancellazione dei diritti, tutti elementi presenti nella Costituzione Europea che è stata bocciata nel referendum. Come già in occasione della guerra in Iraq, i risultati di questo referendum mostrano l’abisso che si è aperto tra i governi e i popoli: i sostenitori del sì, francesi, olandesi e non, di destra e di sinistra, hanno tentato di influenzare il voto con un’arroganza fatta di ricatti, menzogne e pressioni di ogni tipo. La loro reazione alla vittoria del no mostra la rabbia malcelata e il patetico sconcerto di chi è ormai troppo lontano dai suoi stessi elettori per capirne e prevederne le scelte.

In Francia e in Olanda non basterà un avvicendamento ai vertici del governo per cambiare questa situazione e negli otto paesi europei, tra cui l’Italia, che finora hanno approvato la Costituzione in sede parlamentare evitando il referendum, la popolazione continuerà a ignorarne i contenuti e le conseguenze sociali. Invece di affermare che “nove paesi europei hanno approvato questa Costituzione”, bisognerebbe dire che “nove governi hanno imposto ai loro popoli una Costituzione senza informarli né consultarli”. Questo vale anche per la Spagna, dove il governo ha condotto una campagna di disinformazione senza precedenti e la gente ha votato un trattato senza conoscerlo.

Il segnale che viene dalla Francia e dall’Olanda indica una direzione chiara: questa Costituzione non può essere decisa nel chiuso dei Parlamenti, senza coinvolgere la gente, ma dev’essere sottoposta a consultazione popolare in TUTTI i paesi dell’Unione, previa un’informazione capillare e approfondita sulle sue caratteristiche e conseguenze.

Il risultato di questi due referendum non deve convertirsi in un freno per il processo di unione europea, ma anzi in uno stimolo per un dibattito aperto e approfondito, che porti alla creazione di un’Europa solidale, multiforme, tollerante e nonviolenta.
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