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Dopo gli ultimi attentati di Parigi ci saranno giorni di lutto e di rabbia e dominerà la sensazione che la violenza ha sconfitto e sconfiggerà la ragione. Da più parti sentiremo appelli alla guerra totale contro il terrorismo e c’è già chi invoca attacchi in Libia e in Siria.
Nonostante il profondo sgomento che ognuno di noi prova di fronte a questo ennesimo attacco terroristico, non possiamo spegnere la luce della ragione e quindi non possiamo ignorare il tragico volto della guerra con le sue terribili conseguenze per tutti.

Mantenendo accesa la luce della ragione sentiamo il dovere di fare un appello di segno diametralmente opposto, pur nel rispetto dei sentimenti di chi in queste ore è stato colpito da questa tragedia.
L’appello è che da questa tragedia non nasca un danno ancora peggiore, ma al contrario sorga la spinta per una vera collaborazione internazionale che spenga definitivamente e globalmente la cieca logica della violenza. Non esistono altre strade se la vera intenzione è quella di evitare che la vita delle future generazioni sia tempestata da altre guerre.

Non c’è più molto tempo per dare seguito a questo appello.
Non c’è più tempo per le giustificazioni morali in nome delle quali si arrecano danni terribili ad altri, come guerre erroneamente considerate necessarie per risolvere i conflitti.
Non c’è più tempo per continuare a cercare di ridimensionare le proprie azioni violente confrontandole con quelle degli altri, ritenendo per esempio giusto l’uso della forza militare semplicemente per prevenire sofferenze che ipoteticamente potrebbero essere peggiori se tale tipo di forza non venisse usata.
Non c’è più tempo per trasferire le responsabilità delle proprie azioni su altri che avrebbero il potere di decidere: non c’è presidente, comandante, né tantomeno un dio, che può costringermi ad uccidere.
Non c’è più tempo per provare ancora a mentire sulle conseguenze della violenza: non è vero, per esempio, che i bombardamenti definiti “chirurgici” non colpiscono i civili.
Non c’è più tempo per provare a convincere e a convincersi che alcune vittime di violenza e di sopraffazione siano meno umane di altre.
Non c’è più tempo per provare a convincere e a convincersi che tali vittime abbiano la colpa di aver provocato il male che è stato fatto loro: è evidente che nella mente di chi ha scritto "La Francia manda i suoi aerei in Siria, bombarda uccidendo i bambini, oggi beve dalla stessa coppa" la luce della ragione si è spenta, come si è spenta in chi oggi giustificherebbe l’uccisione di altri esseri umani in Libia e in Siria.

Dopo Parigi non c’è più tempo: la pace non può più aspettare.

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