Riferendosi anche allo Statuto dei Lavoratori, il presidente del consiglio, intervenendo a un convegno all’Università Roma Tre, ha dichiarato che “certe disposizioni intese a tutelare le parti deboli nei rapporti economici hanno finito, impattando sul gioco del mercato, per danneggiare le stesse parti deboli che intendevano favorire”.
Nulla di più errato. A nostro avviso il suddetto statuto, almeno fino a quando è rimasto nella sua versione integrale ed originale, è riuscito a difendere le cosiddette “parti deboli nei rapporti economici” dai giochi del mercato nel momento in cui diventavano, fin troppo spesso, sporchi giochi. Poi, purtroppo, quando sulla spinta degli insaziabili interessi dei poteri economici forti la politica ha cominciato a disporre la progressiva erosione dei diritti sanciti in quelle disposizioni, sono cominciati i danni per le “parti deboli”.   
In ogni caso tali dichiarazioni non ci meravigliano affatto. Tutti conoscevamo l’impostazione iperliberista di Mario Monti, molto prima di quando il presidente della Repubblica gli ha conferito l’incarico di formare il nuovo governo.

Il problema, caso mai, è il fatto che questo governo è stato e continua ad essere considerato un governo “tecnico”, rivelandosi invece più politico che mai, con un’impostazione ideologica ben precisa che, in un contesto sociale in cui si fa sempre più profondo l’abisso che divide la maggioranza dei cittadini sempre più povera da una minoranza sempre più ricca, sta senza ombra di dubbio dalla parte di quest’ultima.
Inoltre da un governo “tecnico”, formato da “professori”, ci saremmo aspettati discorsi meno aleatori, più precisi.
Per esempio, quando Monti parla di “certe disposizioni intese a tutelare le parti deboli”, di quali disposizioni sta parlando? Sta parlando solo di alcune disposizioni o di tutto lo statuto? E se sta parlando di tutto lo statuto, si sta riferendo anche, per esempio, al diritto dei lavoratori di manifestare liberamente il proprio pensiero? Si sta riferendo anche al diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali?
Consigliamo al presidente del consiglio di essere più preciso nelle sue dichiarazioni se non vuole essere frainteso e passare, magari, per un postfascista. Eppure per un professore come lui non dovrebbe essere così difficile spiegarsi meglio.

Infine vorremmo mettere in evidenza che esistono prassi diverse di fronte alla crisi economica e alcune di esse vanno, a nostro avviso, nell’unica vera direzione che potrebbe portarci oltre l’attuale crisi economica. Di fronte alla prospettiva di chiusura di una fabbrica dell’azienda Doux in un comune della Francia, Graincourt, gli operai hanno occupato il sito e il sindaco del comune ha promesso di aiutarli a formare una cooperativa per continuare la produzione.
Queste vicende meriterebbero almeno la stessa visibilità di un presidente del consiglio che, paradossalmente, vorrebbe tornare indietro – ai tempi precedenti alla promulgazione dello Statuto dei lavoratori - per andare avanti. E con lui tutti i partiti politici che lo appoggiano.
Eppure è facile da capire: per andare avanti ci vuole uno sguardo rivolto in avanti, non indietro. 

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