Non è facile ammetterlo, ma purtroppo siamo costretti a constatare che, dopo gli Stati Uniti, l’Italia è uno dei paesi in cui più facilmente possiamo incontrare uno sceriffo, o aspirante tale, girare nelle stanze dei palazzi istituzionali.
Il decreto cosiddetto “svuota carceri” approvato in Parlamento non può certo essere considerato una soluzione alla situazione tanto disumana quanto esplosiva che i detenuti sono costretti a vivere in quasi tutti gli istituti di pena italiani. Con un sovraffollamento misurabile in circa 22mila detenuti in più rispetto alla capienza reale di tali istituti, un decreto, come quello approvato, che in teoria farebbe uscire non più di 3.500 persone dal carcere per misure alternative di detenzione, come gli arresti domiciliari, non va oltre il semplice ed ennesimo provvedimento urgente, giusto per allentare l’emergenza per qualche mese, per poi ritrovarsi di fronte allo stesso problema.
Ma i gruppi parlamentari che si sono opposti a questo decreto non l’hanno fatto usando queste motivazioni. Sia la Lega che Italia dei Valori si sono scagliati contro il decreto del governo per ben altre ragioni, che potremmo definire ridicole, se non fosse per la drammaticità del contenuto di queste ragioni.

Di Pietro, leader di IdV, parla di “resa incondizionata dello stato a criminali e delinquenti”, come se l’azione della giustizia fosse un’azione di guerra e i detenuti fossero da considerare dei nemici, non dei cittadini che hanno commesso un reato.
I leghisti, che non si sono smentiti nemmeno stavolta per il loro stile perfettamente isterico, hanno messo a dura prova le proprie corde vocali urlando come dei forsennati nell’aula parlamentare. Non era facile comprendere il contenuto delle invettive, tanta era la veemenza con cui venivano lanciate, ma qualcuno è riuscito a capire, tra uno schizzo di bava e l’altro, che se fosse stato per loro quei delinquenti sarebbero rimasti a marcire per sempre in galera.
Eppure pensavamo che l’ex-magistrato avesse come musa la dea bendata e che i leghisti avessero come modello Alberto da Giussano. E invece no. Ora è chiaro chi sono i loro veri idoli.
Il leggendario sceriffo di Nottingham e Wyatt Earp, il famoso sceriffo di Dodge City: ecco chi sono i protagonisti dei sogni di Di Pietro e dei seguaci del senatùr. Ecco il vero motivo per cui i leghisti amano tanto le ronde: in fondo in fondo essi sognano di girare per le strade buie del Kansas padano facendo brillare sul proprio petto la fatidica stella a cinque punte e nelle proprie mani una sfavillante colt con cui impallinare extracomunitari e meridionali. Che pena.

Ci dispiace per tutti questi amanti di law and order (legge ed ordine), ma questo non è un paese per sceriffi.
Lo dice la Costituzione, innanzitutto, dove si può leggere, nell’articolo 27, che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Faremmo bene a ricordare tutti che quando parliamo di detenuti stiamo parlando di cittadini come tutti gli altri e che segregando ciò che ci disturba, in lager chiamati “carceri” o “centri di identificazione ed espulsione”, non risolveremo certo i nostri problemi ma li moltiplicheremo.
Cominciamo a prendere sul serio ciò che dice la nostra Costituzione. Solo così risolveremo i problemi dei detenuti e delle carceri.
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