Dopo una campagna elettorale combattuta a suon di slogan e di luoghi comuni, ancora una volta sarà eletto un Parlamento lontano dalle aspirazioni e dalle necessità reali delle persone comuni. Quello che viene da chiedersi è solamente come siamo potuti cadere così in basso.




Qual è, allora, la democrazia che vogliamo? Vogliamo forse la democrazia del porcellum? Vogliamo ancora la democrazia rappresentativa, in cui cambiano le facce degli eletti, ma che dal giorno dopo le elezioni non dovranno renderci conto di niente di quello che faranno? Vogliamo ancora questa farsa di democrazia in cui pochi decidono per tutti?



Mentre aumentano gli attacchi speculativi verso il modello europeo, la situazione precipita ogni giorno di più, così come si osserva nei cosiddetti paesi PIIGS ed in particolare in Grecia.
Tutti i partiti hanno pronta la ricetta e tutti si affannano, da veri imbonitori, a decantarne la bontà. Se tutti parlano di diminuire le tasse perché nessun partito affronta il problema di tassare quella parte di popolazione italiana che detiene la maggioranza della ricchezza nazionale? Se tutti i partiti parlano di democrazia, a volte addirittura di democrazia diretta, perché non veniamo consultati sempre più frequentemente con referendum sulle decisioni importanti per il nostro futuro? Se tutti parlano di diminuire la disoccupazione, perché nessuno ci spiega da dove arriveranno i nuovi posti di lavoro?



Le promesse vane si sprecano, ma nessuno propone delle vere soluzioni. Una volta superato lo slogan elettorale, superate le proposte superficiali come quelle di ridurre gli sprechi oppure ridurre la tassazione, rimane soltanto una sterile guerra tra caricature di leader che si aggrediscano ed offendono a vicenda. Dopo le folkloristiche esternazioni, degne dei migliori istrioni egocentrici, poco o niente rimarrà di tutta questa voglia di protagonismo personale. Il vuoto di vere proposte non può generare un futuro migliore.



Delle prossime elezioni politiche sappiamo già il vincitore: la finanza internazionale speculativa.

Del resto si è permesso ad un "non eletto", difensore delle banche e sostenitore del neoliberismo, di fare il capo del governo. Quale sarà il peso del rappresentante del gruppo Bilderberg dopo le elezioni? Qualunque sarà la maggioranza che uscirà dalle prossime elezioni, il programma è già chiaro ed è scritto nero su bianco, ed è sostanzialmente identico a quello dell'agenda del professore della Bocconi.

Non ci vuole una laurea in scienze politiche per capire che quello che si vuole è dare l'illusione di scegliere qualcosa mentre in realtà è tutto già deciso. Non ci vuole una laurea in economia per capire che aumenterà sia la crisi che la disoccupazione, la povertà diffusa e il taglio dei servizi essenziali. Non ci vuole una laurea in sociologia per capire che non si vuol dar nessun futuro ai giovani. Nell'Italia dell'euro e della finanza internazionale non c'è spazio per i diritti umani, per la piena occupazione, la democrazia diretta, per opere pubbliche utili e per i beni comuni.



Il Partito Umanista denuncia tutto questo e non appoggia nessuna lista alle prossime elezioni politiche 2013.

Per uscire da questa “guerra economica” (della quale i partiti tradizionali hanno buona parte di responsabilità), i sostenitori del Partito Umanista, non si sentono rappresentati nelle sue idee di base e non condividono le soluzioni proposte dalle varie espressioni politiche scese oggi in campo (sia quelle tradizionali che quelle di nuova formazione, le quali, purtroppo, non cambieranno di una virgola il processo iniziato negli anni '90 con i vari trattati europei).

Sappiamo da che parte stare: quella dei diritti umani, quella dell'umanesimo, quella di un futuro migliore e non quella dei partiti “bluff”, che vogliono cambiare tutto per non cambiare niente e che sono, in realtà, dei servi delle élite finanziarie internazionali.


Ciascuno parteciperà alle elezioni con il proprio voto o no, scegliendo tra quelle formazioni che più si avvicinano al proprio ideale. In ogni caso, indipendentemente da come sarà formato il Parlamento, il Partito Umanista continuerà la sua battaglia per le priorità di questo paese, ed invita a prepararsi attivamente per le prossime elezioni.

Invitiamo chiunque non si senta rappresentato ad unirsi per costruire un movimento di persone attive, di organizzazioni di base, che condividono l’urgenza per le seguenti priorità: in primis la democrazia diretta (come strumento improrogabile di ribaltamento dell’organizzazione politica e sociale attuale), i diritti umani (in tutti i suoi principi fondamentali e le sue sfumature), ricostruire lo stato sociale (tra cui sanità ed educazione, entrambe pubbliche e ai massimi livelli), l'economia reale, il sostegno all’industria ed alle PMI, il lavoro per tutti, l'ambiente (difendendolo ed attivando politiche per il lavoro in questo settore), il diritto alla casa, la difesa dei beni comuni, attivare una politica monetaria per supportare la solidarietà, ed infine la verifica della responsabilità politica degli eletti.

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