La "falsa" abrogazione del reato di clandestinità -
A che serve far finta di aver abrogato il reato di clandestinità quando la legge Bossi-Fini è ancora in vigore?
Ancora una volta si fa finta di aver risolto un problema senza affrontarlo alla radice.

Chiaramente il fatto che un migrante che entra per la prima volta nel nostro paese senza autorizzazione non venga più considerato un reato, ma solo un illecito amministrativo, è di per sé positivo. Ma in questo modo si conferma semplicemente ciò che già era previsto dalla legge Bossi-Fini prima delle modifiche in senso repressivo apportate nel 2009 dal pacchetto-sicurezza dell’allora ministro dell’interno Maroni.

La base discriminatoria della legge rimane tutta, senza essere minimamente scalfita. Anche perché l’illecito amministrativo prevede comunque l’espulsione e qualche ammenda. Perché?
Si perde di vista il fatto che la grande maggioranza dei migranti viene in Italia e negli altri paesi europei, rischiando molto spesso la vita, perché sta fuggendo dalla fame, dalla guerra o da tutte e due.

Inoltre, nel caso in cui il migrante espulso dovesse ripresentarsi sul nostro suolo, la clandestinità ritorna ad essere considerata un reato penale. Se quella persona ritorna, nonostante sia stato espulsa, vuol dire che le condizioni da cui sta fuggendo sono talmente insopportabili e forse incompatibili con una vita degna di essere vissuta, da essere costretta a rischiare comunque.
E noi che facciamo? Che fa l’Italia, paese facente parte di quell’Europa che dovrebbe essere la culla dei diritti fondamentali dell’essere umano? Lo trattiamo di nuovo come un criminale.

In un mondo in cui, secondo quanto ha dichiarato l’organizzazione non governativa Oxfam al World Economic Forum, le 85 persone più ricche guadagnano quanto la metà della popolazione mondiale, cioè 3,5 miliardi di persone, non è possibile considerare come illecito il fatto che un essere umano voglia allontanarsi dal proprio paese di origine per non soffrire più.

Si dimentica, in altre parole, che l’essere umano si muove per superare la sofferenza e nulla lo può fermare.
Di fronte a questa primaria esigenza degli esseri umani, la classe politica attuale che, pur  di mantenere il potere e garantire il potere a chi già ce l’ha, si riduce a fare l’illusionista facendo finta di abrogare il reato di clandestinità, ci appare assolutamente ridicola e indegna, buona soltanto a creare nuovi reati nel tentativo, illusorio, di limitare sempre più la libertà.

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