Un grande velo di tristezza è calato sull'Europa. Le reazioni dei governi europei nei confronti dei migranti che arrivano da paesi assediati dalla fame o dalla guerra sono diverse solo in apparenza. Nella sostanza sono tutte ispirate da un unico imperativo scopo: respingerli. Fare di tutto affinché non solchino i confini nazionali, come esplicitamente sta facendo il governo francese al confine con l'Italia, presuppone una sorta di autoaccecamento, in modo tale da non vedere la realtà, illudendosi che in questo modo si possa garantire il proprio effimero benessere. Che tristezza.

Ma la tristezza non è mai sola. Di solito la tristezza è accompagnata da una perdita di forza, da una grande debolezza. Quando si sceglie di innalzare dei muri, come avrebbe intenzione di fare il governo ungherese al confine con la Serbia, ormai è la paura ad aver preso il sopravvento. Paura di che? Paura di chi? Se non è paura di un nemico aggressore ma di persone che si muovono per cercare condizioni di vita più dignitose, allora è venuta meno proprio quella vera forza che sarebbe necessaria per affrontare tali difficoltà. Che tristezza. Che debolezza.    
E quando si sceglie di usare le armi per contrastare l'immigrazione cosiddetta clandestina, non solo è un altro segno di debolezza, ma viene a mancare proprio l'intelligenza, che aiuterebbe a capire che solo lavorando veramente affinché si costruisca la pace in terre dilaniate dalla guerra e dal terrorismo le persone non rischierebbero la propria vita, non sarebbero costrette a fuggire. Invece di contribuire alla costruzione della pace, un intervento armato avrebbe l'effetto esattamente contrario.

In altre parole l'Europa è governata da una maggioranza di politici tristi e deboli, e proprio per questo sempre con la pistola in mano.
Pace. Forza. Allegria. Di questo ha bisogno l'Europa. Di questo ha bisogno la politica.


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