10 anni fa scoppiava l'ennesima guerra inutile. L'invasione dell'Iraq.
Il Partito Umanista fu in prima fila ad opporsi a quella guerra, che ad oggi, come avevamo previsto, "non è ancora finita".
Di seguito riproponiamo il comunicato stampa che il Partito Umanista fece in occasione della propria partecipazione alla gigantesca manifestazione che si svolse 5 giorni prima lo scoppio delle prime bombe su Bagdad (15 febbraio 2003).

Umanisti contro la guerra. Contro la guerra perché umanisti.

Il Partito Umanista parteciperà alla manifestazione nazionale contro la guerra che si terrà a Roma il 15 febbraio 2003. La manifestazione di Roma si svolgerà contemporaneamente in altre capitali europee e, in orari diversi, anche in altre città del mondo.

Come è facilmente intuibile, manifestare contro la guerra non è una prerogativa di chi è impegnato nel fronte politico. Manifestare contro la guerra è, diciamolo pure, insito nella "natura" di ogni umanista. E non semplicemente perché gli umanisti hanno scelto il metodo d'azione della nonviolenza. Chi oggi dichiara apertamente di voler usare la violenza? Il problema principale riguarda gli obiettivi.
Persino i Radicali, che si sono sempre sforzati di monopolizzare il tema della nonviolenza, hanno più volte usato metodi di lotta nonviolenta per appoggiare guerre cosiddette "umanitarie". Manifestare in modo nonviolento a favore della massima espressione della violenza umana: la guerra. E' difficile riuscire a raggiungere un tale grado di contraddizione. Onore ai Radicali, perché ci sono riusciti! Siamo lontani anni luce dalla nonviolenza, come stile di vita, professata da Gandhi, di cui i Radicali hanno ancora la faccia tosta di esibire il ritratto durante i loro congressi.

Gli umanisti manifestano contro la guerra perché hanno obiettivi precisi: lottare per passare finalmente dalla preistoria alla vera storia dell'uomo, attraverso l'eliminazione degli atti di appropriazione violenta e animalesca che alcuni esseri umani esercitano nei confronti degli altri. Fino a quando non si potrà partire da nessun altro valore centrale che non sia l'essere umano completo, con le sue realizzazioni e la sua libertà, gli umanisti non saranno soddisfatti e avranno sempre qualcosa per cui lottare fino a quando ci sarà anche un solo essere umano vittima della violenza o della discriminazione.

E che cos'è la guerra, se non il metodo più violento per ridistribuire i beni sociali, strappandoli agli uni e dandoli ad altri? La storia universale ha registrato oltre 2.500 guerre, tra cui due guerre mondiali. Non sarebbe ora di finirla?

E' sempre possibile evitare di trasformare i conflitti in guerre. E quand'anche la diplomazia non ci riuscisse dopo 100 tentativi, ciò non vuol dire che l'unica scelta possibile è la guerra, ma vuol dire soltanto che sono stati trovati 100 modi sbagliati per evitare la guerra e bisogna riprovare ancora 100, 1.000 volte se fosse necessario, fino a quando non sarà trovato il modo giusto per evitare il disastro di una guerra.

Questi non sono ragionamenti di pacifisti ad oltranza. Sono ragionamenti e basta. Quando si inizia una guerra vuol dire che i lumi della ragione si sono spenti. E insieme ai cuori di milioni di esseri umani che si gonfieranno di dolore per questo nuovo disastro, si gonfieranno anche, non dimentichiamolo, i portafogli di chi gestisce il commercio delle armi.

Gli umanisti manifestano e lottano contro la guerra perché è il loro livello di coscienza che lo esige. Affinché il sonno della ragione non prenda definitivamente il sopravvento.

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