Quello che succede dentro Amazon Italia non può che essere fonte di gravi preoccupazioni. Infatti, i “supermagazzinieri” sono sottoposti a ritmi frenetici, innaturali per il corpo umano; inoltre sono monitorati costantemente nelle loro prestazioni. Ogni singolo movimento viene conteggiato dal “Grande Fratello” aziendale! I bagni sono sempre puliti: fenomeno presto spiegato, in quanto nessuno li usa per non dispiacere alla dirigenza. Così, anche se non c'è un vero e proprio divieto, le pause sono di fatto abolite. Se non bastasse questo, è anche vietato parlare con i colleghi durante l’orario di lavoro. Il grande fratello è lì dietro di te!
La fatica, lo stress e l'ansia unitamente ai movimenti ripetitivi, logoranti per alcuni punti del corpo, creano vari tipi di problematiche e di deterioramento psico-fisico su questi lavoratori, trasformati in veri e propri schiavi moderni.

Amazon è così emerso agli onori della cronaca delle nuove frontiere dello sfruttamento globalizzato, pur essendo solamente la punta dell'iceberg del fenomeno. Il colosso delle vendite, che ha chiuso l’ultimo trimestre con 38 miliardi di dollari di ricavi, viaggia su una capitalizzazione di mercato di circa 550 miliardi di dollari. Il patron Jeff Bezos, ovviamente multimiliardario, ha comprato il Washington Post, prestigiosa testata giornalistica americana, segno evidente di volersi occupare anche d'influenzare l'opinione pubblica. Segno, altrettanto evidente, del continuum politico-mediatico da parte di una certa finanza globalizzata.
In ogni caso lo stesso ragionamento, sulla sproporzione tra utili e stipendi, andrebbe applicata ad altre compagnie ad alto contenuto tecnologico quali Uber, Foodora, Ryanair e altre - tanto per fare degli esempi di compagnie finite recentemente nell’occhio del ciclone, per motivi molto simili.

Effettivamente, il minimo del buon senso sarebbe quello di applicare le leggi sindacali, oggetto di trattativa proprio in questi giorni in Italia. Effettuare delle rotazioni sulle attività lavorative, che permettono ai lavoratori di periodi di riposo delle parti del corpo eccessivamente sollecitate; soggette talvolta ad una vera e propria usura. Ristabilire anche delle pause, come previsto dalla totalità dei contratti nazionali. Queste idee rappresenterebbe il minimo della civiltà.
Ma ciò che più conta è l’aumento del livello delle retribuzioni che, per le mansioni più semplici e quindi peggio pagate, si stanno assestando su livelli umilianti in quasi tutti i settori. Può un essere umano sopravvivere con 1000 euro al mese o meno,  probabilmente con una famiglia a carico, quando troppo spesso il lavoro stesso è anche  precario o intermittente?
Occorre aumentare tutte le retribuzioni, partendo da quelle più basse, e stabilizzare a tempo indeterminato tutta la forza lavoro stabile nelle aziende che, in realtà, viene coperta da forme precarie con la falsa scusa della necessità di lavoro discontinuo e dei costi eccessivi.
Scuse totalmente ridicole in questo caso, basti pensare che la capitalizzazione della società Amazon ha ormai raggiunto il PIL di alcuni stati Europei.

Continueremo ad ammirare il progresso tecnologico, le nuove idee che portano cambiamento,  l'aumento della ricchezza attraverso nuove forme di business. Tuttavia, questa ammirazione aumenterà esponenzialmente quando la ricchezza sarà distribuita su tutti; deve essere riconosciuto un ruolo centrale a tutti gli esseri umani che prestano un'attività lavorativa. È necessario portare l'economia ad una dimensione etica.
Continueremo ad ammirare il progresso tecnologico e la brillante genialità di alcuni imprenditori,  ma come umanisti guardiamo con preoccupazione allo sviluppo degli eventi: siamo ormai giunti in modo inequivocabile ad un capitalismo globalizzato senz'anima.  
Come umanisti,  non possiamo che gioire, di fronte al tentativo di chiedere l’applicazione dei più semplici diritti costituzionali. Nel frattempo, osserviamo che la grande quantità di leggi prodotte dagli ultimi governi, spesso su pressione delle multinazionali, non fanno altro che andare nella direzione opposta.
Ricordiamo che solo rimuovendo le radici profonde dell'ingiustizia si cambierà il conflitto tra aziende e lavoratori.
I lavoratori, in quanto esseri umani, dovrebbero avere un ruolo centrale in un'azienda e ricevere una parte degli utili. Inoltre, i dipendenti devono poter prendere decisioni sulla direzione dell'azienda. Le lotte hanno più senso se fatte per veri e propri cambiamenti epocali. Per fare tutto questo è necessario un passo rivoluzionario: cedere delle quote della proprietà e una parte degli utili ai lavoratori.

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