Secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International “I governi europei, e in particolare l’Italia, sono complici delle torture e degli abusi sui migranti detenuti dalle autorità libiche”. È un’accusa pesantissima, a cui, guarda caso, non viene dato lo spazio che meriterebbe sui mass media principali.
Il tentativo di respingere queste accuse da parte del commissario europeo alle migrazioni, Dimitris Avramopoulos, è a dir poco ridicolo: “Siamo consapevoli ma non complici”. Non sappiamo che cosa sperare: se è la prima frase venuta in mente, giusto per dire qualcosa, oppure se veramente ci crede. Nel secondo caso sarebbe segno di un vero problema di disturbo del pensiero: come si fa, nel caso di un governo, ad essere consapevoli e allo stesso tempo non complici? Se è così ci dispiace e speriamo in una pronta guarigione del signor Avramopoulos.

L’Italia, in particolare, ha fatto di tutto per bloccare le azioni di salvataggio dei migranti da parte delle organizzazioni non governative, al solo scopo di lasciare libero il campo d’azione alla Guardia costiera libica, alla quale ha anche donato strumenti che però hanno solo aumentato il numero dei morti nelle acque del Mediterraneo. Come la Ras Jadir, una motovedetta donata dal governo italiano alle autorità libiche: alcune testimonianze video mostrano la Ras Jadir provocare, il 6 novembre scorso, l’annegamento di almeno 50 persone e altri migranti a bordo frustati a sangue.
Per non parlare di ciò che succede ai migranti prima di partire: almeno 20mila persone sono oggetto di torture, lavori forzati, estorsioni, uccisioni, stupri. Questo succede nelle carceri ufficiali. Non osiamo nemmeno immaginare cosa possa succedere ad altre migliaia di migranti prigionieri di gang criminali.
Secondo Amnesty International “500mila persone sono bloccate in Libia, dove subiscono terribili violenze, fino a finire all’asta nei moderni mercati di schiavi”.
Di tutto questo sono complici e quindi responsabili l’Italia e gli altri governi europei.

La fine di questo massacro è tanto semplice quanto inimmaginabile per chi, come i governi europei, ha in mente come obiettivo solo la chiusura della rotta del Mediterraneo: attivazione di rotte legali per i migranti e la fine di ogni collusione con le autorità libiche riguardo alle detenzioni arbitrarie.
Questo solo per porre fine immediatamente a tale massacro. Ovviamente sarà necessario che l’intera comunità internazionale metta in atto senza indugi progetti con obiettivi a medio e lungo termine per porre fine all’assurda disuguaglianza generata da una ancora più assurda distribuzione della ricchezza a livello mondiale.
Ma questo vuol dire mettere in discussione l’intero sistema attuale, rivoltarlo come un calzino.
Prima o poi ci riusciremo.

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