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Il 14 gennaio è stato deposto a Tunisi il dittatore Ben Alì, dopo una permanenza al potere di 20 anni. Anche se il detonatore della ribellione popolare è stato l’immolazione di un umile ambulante maltrattato dalla polizia, è da molti anni che il popolo tunisino ha dovuto sopportare ingiustizie di ogni tipo, livelli di disoccupazione e povertà allarmanti, e anche la persecuzione di alcune pratiche dell’Islamismo.

Pochi giorni dopo osserviamo come anche le popolazioni di Egitto e Yemen iniziano a manifestare pacificamente per porre fine rispettivamente alle proprie dittature. Nel caso dell’Egitto c’è già stata una repressione brutale, con morti, feriti e più di un migliaio di detenuti. In questo paese, governato da 30 anni da Hosni Mubarak, che ad 82 anni, alle elezioni del prossimo Novembre, vuole perpetuare il suo potere attraverso il figlio Gamal, regnano la corruzione, la repressione, il nepotismo e la povertà. Nel caso dello Yemen, a governare da 32 anni è Ali Abdallah Saleh, alleato degli USA nella lotta contro Al Qaeda, e anche lì le condizioni sociali sono disastrose.

È rimarchevole come, nonostante l’oppressione a cui sono stati sottoposti questi popoli per decadi, la stampa internazionale solo ora abbia dato eco alla situazione, di fronte ai fatti che si sono consumati con le sollevazioni popolari. Una volta ancora appare evidente che le dittature alleate degli USA sono sempre molto più tollerate dai critici della stampa rispetto a quando si tratta di governi che non sono ossequiosi con gli Stati Uniti e i loro alleati. E ancora una volta appare fortunatamente evidente che la storia della liberazione dell’essere umano, non si arresta di fronte alle dittature, né può essere occultata per mezzo della manipolazione mediatica.

Come Umanisti diamo valore e appoggiamo l’atteggiamento valoroso di questi popoli, che di fronte alla durezza e alla crudeltà dei loro governanti, non hanno timore a ribellarsi in modo non-violento, per lottare per i propri diritti, per la propria libertà e una miglior condizione di vita. Sappiamo che non gli sarà facile, non solo perché dovranno lottare contro i propri governi repressori e corrotti, ma anche perché si troveranno in mezzo a un conflitto internazionale: da una parte gli USA e i loro alleati che non vorranno perdere il controllo di quei paesi e, dall’altra, i sostenitori del fanatismo violento, che cercheranno di capitalizzare il malcontento. Però molto al di là della direzione che sarà presa dagli avvenimenti in questa occasione,  risulta chiaro che la voce dei popoli si stia facendo sentire.

Il mondo non è quello che ci mostrano i mass media, sbilanciati verso gli interessi di coloro che pretendono eligersi a padroni del mondo. Il mondo reale è di migliaia di milioni di persone oppresse, emarginate e impoverite, le cui voci non potranno essere eternamente messe a tacere. A volte questo clamore umano si esprimerà in modo esplicitamente pacifico, e a volte in un modo erroneamente violento, però continuerà a manifestarsi, contro ogni pronostico del potere e dei mass media.

Il Sistema in tutte le sue forme è un abito che non è più della taglia dell’Essere Umano. E nonostante vogliano continuare a mostrarci un mondo felice, continueranno ad aggravarsi le crisi economiche e politiche. E nonostante vogliano condizionarci verso un certo modello di vita, le nuove generazioni continueranno a lottare per il proprio spazio. E anche se si vuole progettare un mondo per pochi, gli immigrati continueranno a lottare per i propri diritti e i popoli sottomessi da dittature, di destra o sinistra, continueranno a ribellarsi. E sebbene si cerchi di reprimere la vera spiritualià umana, sia ricoprendola con il manto del nichilismo sia pretendendo di imporre i modelli del dogmatismo; la profonda spiritualità che alberga nel cuore di ogni essere umano, si sveglierà presto dal suo lungo sonno, proprio come annunciato da SILO.
Di fronte a questi eventi, il Partito Umanista Internazionale appoggia la ribellione nonviolenta dei popoli di fronte all’ingiustizia, e denuncia la repressione e la persecuzione perpetuate in questi giorni dai governi.

Equipe di coordinamento Internazionale 27/01/2011
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