Parlare di diritto al lavoro, all'assistenza e all'istruzione sembra quasi di parlare di concetti "scontati" specie per chi nasce e cresce in società civili e democratiche come la nostra, ma non è così ovunque e, forse, a pensarci bene non lo sono neanche in Italia. Con ciò non voglio sicuramente dire che tali diritti non sono riconosciuti e garantiti dal nostro ordinamento, ma solo che la loro fruibilità non è per tutti o in egual misura per tutti.

Ancora oggi, infatti, i cittadini devono fare i conti con lavoro, assistenza e istruzione e quindi impegnarsi per l'ottenimento di questi diritti (servizi) e di quelli ad essi connessi anche in ragione della continua riduzione dell'impegno politico ed economico da parte degli amministratori della Pubblica Amministrazione e, soprattutto degli enti pubblici più prossimi ai cittadini che sono sempre più preoccupati a far quadrare i propri bilanci (paura di sforare il patto di stabilità con possibile commissariamento del Comune e/o riduzione del gettone presenza) e meno del benessere dei cittadini che attraverso il loro voto li hanno eletti.

Conseguenza di questa affannosa ricerca di tali diritti "essenziali" da parte dei singoli è sicuramente anche quella di restringere o comprimere gli altri diritti considerati "secondari", ma che tali non sono per il benessere e lo sviluppo del singolo.

Prendiamo ad esempio il diritto al riposo, ossia quella parentesi nella routine lavorativa, volta a ritemprare il corpo e l'anima, come dicevano i nostri avi. Un diritto che trova riconoscimento tra l’altro in disposizioni di perentoria percettività.
La realtà è tutt’altra. Cantieri che non rispettano alcuna norma sulla sicurezza. Negozi e centri commerciali sempre aperti e lavoratori (es. commesse di negozi) costretti a turni estenuanti anche nei giorni domenicali e festivi con contratti, quando presenti, part-time. Non solo dipendenti ma anche titolari di attività costretti ad aprire bottega nei giorni festivi per non perdere fette di clientela.

Questi pensieri sembrano appartenere al mondo dei sogni nel periodo in cui viviamo, disturbati come siamo da tante incertezze. La realtà del precariato e della disoccupazione insieme con l’ambigua proposta della c.d. “flexicurity” ha come risultato quello di bruciare o rendere superfluo l'umanesimo del e nel lavoro. Ovvero quell'ideologia-culturale (L'Umanesimo) che afferma la dignità degli esseri umani.
Di certo non può dirsi in ferie chi il lavoro non ce l’ha o che ce l'ha in maniera intermittente. L'assenza o l'intermittenza del lavoro, lo stesso lavoro in settori dell'economia informale (c.d. “lavoro in nero”), costituiscono di per sè "ferie", ma ferie stressanti e drammatiche. Ferie per così dire a tempo indeterminato, segnate non dalla possibilità di ritemprarsi e svagarsi più del solito, ma dall'ansia, dalla frustrazione, dal risentimento nei confronti di sistemi di governo. Governi ormai sudditi del mercato e della speculazione finanziaria, che considerano le politiche per la "piena occupazione", prescritte dalle norme internazionali, non un obbligo ma un optional.

Durante la cavalcata alla deregulation, al neoliberismo, alla 'nuova economia' o 'economia virtuale' degli anni ottanta e novanta del secolo scorso, si sentiva inneggiare: "più società, meno stato". L'imperativo dei diritti umani dice invece: "più società, più pubbliche istituzioni, più stato sociale, più multilateralismo".
E' chiaro che la responsabilità non è solo della classe politica ma anche del Popolo che attraverso l'istituto della democrazia rappresentativa la legittima. Ma quanta di quella democrazia rappresentativa enunciata nella Dichiarazione all'articolo 21 è rimasta se oggi in Italia i cittadini non hanno la possibilità di scegliere per nome e cognome coloro che li rappresentano?

Ed ancora, quanto possono definirsi democratici i sistemi elettorali con premi di maggioranza al partito che incassa più voti ed alte soglie di sbarramento che non permettono a chi la pensa diversamente di sedere in Parlamento?
Inoltre, siamo sicuri che la maggioranza contiene la parte più sana della società? Scegliere bene implica una certa capacità di discernere. Solamente un corpo elettorale ben informato e non bombardato dai mass media da disinformazione e cattiva informazione potrebbe essere in grado di scegliere consapevolmente.

Concludo dicendo che solo attraverso una sana educazione civica con al centro i diritti umani è possibile apprendere l’importanza dei diritti fondamentali e che i diritti di coloro che appartengono alla minoranza sono gli stessi di quelli che appartengono alla maggioranza.

Sintesi della relazione dell’avv. Francesco Faliero presso il
II Incontro di discussione sulla "Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo" - Biblioteca Fardelliana - Trapani - 28 febbraio 2015.

Fonte e relazione completa QUI

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